Tutti auspichiamo un mondo migliore e immaginiamo, nel confronto con alcune situazioni presenti, delle soluzioni diverse con l’idea di una società più giusta. Questa esiste nella nostra mente, non ancora nella realtà, è, quindi, un’utopia cioè, come dice il suo etimo, un non-luogo.
L’utopia, però, è un non-luogo soltanto e semplicemente finché non si comincia a operare per renderla reale. Si vorrebbe, invece, associare a questa espressione un significato di irrealizzabilità, deve apparire un fantasticare, un sogno fuorviante che ci allontani dalla realtà. Analizzare, però, le strutture sociali in modo critico, evidenziandone gli aspetti negativi nell’ottica del buon vivere comune e proporre conseguentemente, con la nostra fantasia, un diverso ordinamento, significa progettare. Il progetto contiene dentro di sé in modo virtuale il disegno da realizzare nel futuro e ha un valore immediato di esame del presente. Certo nessuna società proposta è perfetta o pretende di essere tale ma quello che, con il significato attualmente attribuito a questa espressione, siamo indotti a ritenere possibile è semplicemente il rimanere ancorati all’esistente.
Rousseau ha bollato per sempre i nemici dell’utopia definendoli come coloro che, pretendendo di sapere cosa sia possibile realizzare, decidono di fare solo quello finendo per giustificare qualsiasi cosa venga fatta e difendendo, di fatto, lo status quo.
Sono convinto che un cambiamento reale e duraturo delle attuali strutture sociali possa svilupparsi solo da una meditata riflessione che sviluppi criteri di riferimento realmente democratici.
In questo compito dobbiamo esaminare le nostre convinzioni, anche quelle che potrebbero apparire scontate, riconsideriamole tenendo presenti le principali questioni dell’attuale momento perché è sulla base di questi riferimenti che ci formiamo o siamo indotti a formarci le opinioni.
Da ciò la grande importanza dei mezzi d’ informazione o, più esattamente, della loro gestione, del modo in cui vengono usati. Lo studio e la conoscenza, per tutti, delle tecniche per trattare ed esporre le notizie diventa oggi essenziale per una lettura della società.
Viviamo in un mondo con risorse grandi ma non illimitate che ha iniziato a dare segnali preoccupanti e in cui, però, la domanda di beni e di servizi cresce in continuazione.
I centri di potere, ben sapendo che l’attuale struttura gerarchica della società può essere conservata solo con la perpetuazione della corsa alla crescita, prendono i provvedimenti con una visione esclusivamente economicistica.
Sull’altare di questa concezione si decide di sacrificare il “buon vivere” della maggioranza per la volontà nascosta di riservare un alto livello di vita solo a una parte di mondo e inoltre, in questa parte, a una frazione scelta con criteri clientelari e nepotistici, nella consapevolezza che per conservarsi l’attuale vantaggio economico, non ci sia altra strada che restringere ulteriormente il numero dei privilegiati.
Non sarà sufficiente trovare amministratori migliori degli attuali o riporre fiducia in qualche nuova figura politica, dobbiamo prendere nelle nostre mani, ciascuno di noi, la responsabilità e l’impegno per un cambiamento sostanziale che permetta una vita serena per tutti.
Per smascherare l’esaltazione meramente formale, cui non seguirà mai nessuna concreta applicazione, di concetti che vorrebbero far apparire in una luce di interesse generale alcune scelte, bisognerà svelare le forme che nascondono la volontà di irreggimentare le popolazioni.
La soluzione non è nel trovare un bravo pastore per il gregge. Dobbiamo renderci conto che non arriverà mai, per fortuna, una persona che possa risolvere le nostre difficoltà. E’ un’idea folle, sostenuta solo nell’intento di annichilirci.
Alcuni personaggi, a volte addirittura sciocchi e ridicoli in maniera imbarazzante, vengono presentati come grandi uomini, si costruisce e si è costruito spesso in passato un castello di menzogne al fine di farci sentire piccoli di fronte a siffatte personalità.
Ci sono solo falsi e, alla fine, tremebondi salvatori della patria che non faranno altro che cercare, per paura, di toglierci libertà, come sempre nella storia.
Per scongiurare ogni pericolo, la libertà non dovrà essere solo apparente, dovrà essere sostanziale e realizzarsi principalmente nella compartecipazione generale alle decisioni.
L’apprendimento, in tutte le sue forme, è decisivo per arrivare a una società di cittadini coscienti e responsabili che deleghino ad alcuni tra loro la messa in pratica dei provvedimenti proposti e approvati.
Il diritto di conoscere e di decidere sui grandi temi è una priorità assoluta indipendentemente dal fatto che le persone attualmente al potere siano inette o siano, invece, tecnicamente preparate. In una compagine di governo, fin d’ora, non dobbiamo guardare soltanto alla buona o cattiva realizzazione di un’opera e alla vera o presunta capacità degli amministratori.
L’essenziale è conoscere la direzione politica che si sta prendendo, considerando che l’importanza risiede nelle scelte di fondo e che da queste deriva la reale utilità generale di qualsiasi decisione. Quelle che esponiamo rappresentano valori che, anche se ovvi, quasi banali, vanno riaffermati in un’ottica di priorità che metta la possibilità di accedervi ai primi posti.
Spesso di fronte alla formulazione di una visione diversa dall’esistente basata veramente sui valori di libertà e di eguaglianza, si grida all’utopia e si prospetta l’avvento del disordine sociale. Nel momento in cui si vanno a mettere in dubbio i criteri su cui è costruito l’asservimento, specialmente se questo messaggio rischia di allargarsi e di raggiungere le masse, si ricorre al pretesto dell’impraticabilità economica.
Si prospetta, per giunta, lo scatenarsi incontrollato di una supposta egoistica e indolente inclinazione degli esseri umani. Inclinazione che, nella grande maggioranza dei casi in cui esiste veramente, è stata creata proprio da questo tipo di organizzazione sociale che favorisce l’egoismo e si basa sull’indifferenza.
Nessuno ha o avrà mai una soluzione compiuta e perfetta. Si auspica, semplicemente, l’avvento di una politica che sia il luogo delle priorità in rapporto alla crescita di tutta la popolazione.
Sappiamo che molti obiettivi saranno assolutamente impraticabili perseverando a voler lasciare in piedi tutta la miriade di organizzazioni e di privilegi dell’attuale gestione degli stati.
Le risorse andranno trovate in quei settori che, nella visione di assoluta preminenza della realizzazione degli ideali di libertà e condivisione, si rivelino secondari quando non decisamente inutili. Il diritto alla libertà e alla serenità per il futuro di tutti gli esseri umani è prioritario rispetto ad ogni altro diritto.
Ad esempio il nostro pianeta produce cibo a sufficienza per tutti i suoi abitanti. Il meccanismo che non lo rende di fatto disponibile per tutti deve avere delle priorità diverse rispetto a quella di nutrire tutta l’umanità, queste priorità vanno esaminate e rese note. Questo, anche se con diverse forme, vale anche per l’acqua, per la scuola, per le abitazioni, per le risorse delle strutture sanitarie, per l’assistenza agli anziani…ecc…
A questo punto dobbiamo fare una scelta verso un cambiamento sostanziale o verso una chiusura totale, non possiamo illuderci in posizione definite moderate che, di fatto, sono di conservazione travestita oppure mettere in pace la nostra coscienza con la pratica dell’assistenza e della beneficienza.
Domandiamoci chi siano i veri estremisti, cioè coloro che assumono una posizione estrema. La difesa dei privilegi materiali di pochi, il sostanziale asservimento generale al presunto potere taumaturgico del dio mercato, lo sfruttamento della maggioranza delle popolazioni e il crimine di volerne influenzare le opinioni per interessi di parte, sono posizioni di radicale estremismo.
L’unica valenza, apparente, delle posizioni conservatrici, delle politiche cosiddette moderate, di quelle dei piccoli passi, del possibile…ecc… è quella di poggiare su una situazione già esistente, ma questo non le rende affatto più giuste. O dividiamo quel molto o poco che c’è e che ci sarà, oppure ci arrocchiamo in qualche fortino che, però , inevitabilmente, si trasformerà in una caserma soffocando anche noi e, inoltre, prima o poi, cadrà.
Il principio è che il raggiungimento dei diritti che riteniamo fondamentali, data la loro importanza per avere un’esistenza umanamente degna, sia più importante e quindi maggiore di ogni altro diritto.
La scelta è quella di impegnarsi nel conseguimento per tutti di un livello di vita dignitoso e condiviso che sia cioè in rapporto con la somma delle risorse a disposizione nei vari ambiti.
Potremmo considerare alcune risorse insufficienti, in questo caso occorrerà esaminare la possibilità di ridurre i consumi, oppure, riconoscendo una scala di priorità, ridimensionare alcune voci che dovessero apparire in quest’ottica secondarie. O, ancora, cercare di incrementare le risorse con la ricerca e con le conseguenti applicazioni tecniche nel rispetto delle possibilità del nostro pianeta.
Resta il punto fermo della condivisione nei vari momenti e per le varie risorse.
