Rubrica con una serie di riflessioni che nascano casualmente, muovendosi con un mezzo di trasporto e guardandosi intorno oppure muovendosi col pensiero, immaginando, sognando, comunque trasportati.
Le cose ci scorrono davanti, con un loro significato e ci suggeriscono approvazione o meno. Pensiamo come sono e perché, come potrebbero essere, come vorremmo che fossero. Ricavare dalla cronaca di tutti i giorni dei pensieri più generali e, partendo da un fatto della quotidianità, arrivare a criteri di fondo.
Qualcosa ci colpisce, ci suscita pensieri, può essere un avvenimento, una realizzazione, un viso, un paesaggio. Diventeranno degli spunti per una migliore comprensione, onde evidenziare come nel quotidiano si riflettano scelte e impostazioni generali. Una via di mezzo tra uno stato d’animo con modi come una poesia e un’analisi con modi sistematici.
La piuma del cacciatore e il fazzoletto nel taschino
Spostandomi per la città mi sono reso conto che la vecchia usanza di avere un fazzoletto nel taschino della giacca sta diventando sempre più diffusa. Rifletto sul fatto che Henry Fielding, l’autore di Tom Jones, sosteneva che l’unica fonte del ridicolo fosse l’affettazione cioè il mostrare, artificiosamente, caratteristiche che non ci appartengono o compiacersi, in maniera eccessiva, di quelle che si possiedono. Un tale atteggiamento si esprime maggiormente nel modo di abbigliarsi, in quel complesso fenomeno che è la moda.
La consuetudine di ornare il proprio corpo nasce da lontano, originariamente, forse, a rivelare la propria reale condizione. Ad esempio il cacciatore indossava qualcosa dell’animale abbattuto: una zanna di cinghiale, una pelliccia d’orso, una piuma di fagiano. Egli ha procurato, manifesta, e può continuare a procurare carne per la comunità, è un cacciatore; la sua realtà coincide con la sua immagine, una rimanda all’altra. In seguito, nelle società più articolate, si comincia a voler evidenziare, con gli abbigliamenti, il proprio status sociale. Si riscontra un’ostentazione di una qualche superiorità economica o politica di solito ma anche, a volte culturale, rispetto agli altri membri del gruppo.
Di fronte alla prospettiva di un mondo futuro diviso tra persone che avranno accesso a una vita decente e persone che ne saranno escluse siamo trascinati alla ricerca di entrare a far parte della parte dominante o alla disperata volontà di mostrare, vero o meno, di appartenere a quel gruppo.
Da questo nascono numerosi fenomeni che cercano di apparire esclusivi, di lusso pur dovendo rivolgersi alla massa dei consumatori. Ecco allora la mania di un interesse per la cucina dove tutti sono critici gastronomici che “degustano” invece di bere e mangiare, ecco che la linea di un’auto, che nasce per essere economica e di dimensioni ridotte, si gonfia fino a sembrare siliconata come l’ultima Mini., ecco un rifugio “extralusso” sul Monte Bianco, ecco una pizza con l’astice.
Ecco poi un fazzoletto nel taschino della giacca come si è visto nelle foto di “qualcuno”; fazzoletto che, messo nel taschino nell’eventualità dovese servire e profumato con una goccia di acqua di colonia, era un segno della cura di sé o dell’affetto di cui quella persona godeva palesandolo sereno e affidabile.
Oggi è, spesso, maniera, un semplice fatto esteriore sintomo di affettazione.
